La serata perfetta

L’esito di una serata lo valuto sempre in macchina, nella strada di ritorno. Ho delle canzoni “termometro” che, a seconda dell’intonazione con cui le canto e della passione che ci metto, mi fanno capire con che stato d’animo me ne sto tornando a casa.

L’automobile è un mezzo di trasporto utilissimo per degli esami di coscienza, perché potrai pur sempre cantare sotto la doccia o saltare sul letto ma non è garantito il successo nelle simpatie dei vicini.

Grazie ad essa ed al suo essere in perenne movimento e rumorosa abbastanza da nascondere eventuali acuti, ho rivissuto e “timbrato” e sancito nella mia mente belle serate. (La “e” ripetuta era intenzionale).
Oddio, uno può ragionare anche a stereo spento, è vero. Ma i pensieri tristi o annoiati sono quelli dove c’è bisogno di riflettere di più sopra, e la musica sarebbe solo una distrazione. Qui invece si tratta di gioia e/o soddisfazione.

Ma mentre questo discorso potrebbe non andare a parare da nessuna parte, anche per via della tarda ora, le serate perfette sono composte da mille momenti. Il punto sta nel non riuscire a trovarne uno più importante, ed è lì la chiave. Non c’è climax nella serata perfetta.
E’ un quadro puntinista dove ogni tassello è importante ma non essenziale, perché nel complesso vedi comunque tutto chiaro, delineato e lo stesso apprezzabile.

Si possono passare serate perfette anche da soli?

Ad una riga sotto alla domanda appena scritta, pentitissimo di non averla tenuta per me, sento che ormai devo accennare ad una risposta. Il problema sarà motivarla, più che trovarne una.
E’ certamente ovvio che si stia bene anche in solitario, ma ogni momento è fine a se stesso se non condiviso. E’ per questo che in alcuni pomeriggi di programmato riposo mi ritrovo a scrivere in giro in cerca di vita, già sazio della compagnia di me stesso.

Senza dilungarmi troppo, glisso con diplomazia il tutto e salto all’argomento più ovvio che si tratti a questo punto: la compagnia degli altri e il cosa fare.

C’è gente che ha la sana abitudine, virtù e nobiltà d’animo di divertirsi con il nulla, magari catalizzati da un goccio d’alcool che comunque male non fa mai. Io cerco di circondarmi di queste persone perché ci sto bene, e spero di appartenere alla loro categoria. Bisogna saper parlare di tutto e saper ridere su tutto. Si può concordare e discutere costruttivamente. Bisogna saper mangiare da un piatto in comune e in simbiosi, decidendo con cenni d’intesa chi attacca cosa.
Bisogna sedersi in cerchio e non rimanere ai margini. E’ necessario tenere il telefono in tasca. Si deve ridere sulle proprie gaffes e parlare dei propri progetti e intenzioni future. Scoprendosi un po’ ci si trasforma in pallina da ping pong mentre chi è con te, OGNUNO, ha una racchetta in mano.

C’è niente di più divertente?

Con certi presupposti, anche il ritorno a casa in auto non diventa che una formalità che passa in fretta e arricchisce il sapore della serata.
Purché si viaggi da soli.

A destra dell’immagine: il Moscow Mule senza il quale questo post non sarebbe mai venuto alla luce.

Sale

Una volta uscito dall’acqua, quella del mare, la mia priorità è perennemente stata quella di sciacquarmi via il sale residuo nelle gocce che avevo addosso.

Oggi questa necessità non la ho più.

Conero

Sia chiaro, sono sempre stato doccia-friendly e mai abbandonerò questo utile mezzo. Ma seppure i peli sulla mia schiena e petto mi si siano allungati e infoltiti rispetto a qualche anno fa, il sale che vi si sedimenta sopra e sensibilizza ogni singolo elemento della mia pelliccia al contatto con la maglietta, ora no, non dà più fastidio.

Non proverò mai il bunjee jumping perché già questo mi è sufficiente a farmi sentire vivo.