Un weekend a Londra

Non me la ricordavo diversa… più cattiva forse sì. Ma ora posso dire mi è anche più amica. Cara Londra mi sei mancata a modo tuo. Un anno di vita nella capital city non si dimentica ed essere tornato tre anni dopo da turista e con la mia famiglia mi ha sciacquato via quei detriti di nostalgia di un’avventura bella e vinta ma comunque agrodolce. Perché tornare ti aiuta a concentrarti sul bello e non sul monotono. 

Casa mia era Palmers Green, che di verde ha poco e di palme ancora meno, ma finché ero lì non ha mai fatto del male a nessuno (ad eccezione di quel ragazzo che fu accoltellato nei pressi della North Circular). È a 15 minuti di bus 329 da Wood Green, stazione della Piccadilly Line che in mezz’ora ti porta ovunque tu voglia. 

Tipo Camden Town, che è sempre lei. Con tante rughe ma tutte che ti fanno il gesto delle corna con le mani. Westminster è una signora elegante e dorata. Intramontabile e di bellezza infinita come il Tamigi che la bagna. Il Tower Bridge è maestoso e fiero come da 150 anni a questa parte. Covent Garden è mezza italiana ma quando parla inglese lo fa con humor britannico con un che di francese. Cerca di distrarti mentre la sua mano ti palpa il portafogli per vedere cosa tenersi. 

In tre anni che non vivo più lì, l’hipster ha fatto in tempo a sorgere e tramontare porca miseria, ma ha lasciato dei detriti in hamburgerie dove tutto è così alternativo che il banale è il nuovo alternativo. Almeno finché il nuovo vecchio non torni di moda. 

Le catene invece sono sempre loro. Nando’s con i suoi polletti PeriPeri non cambia mai, e nessuno gli chiede di farlo. È un’istituzione che in Italia copiano senza stile e mi domando quanto impiegherà ad arrivare da noi. Wagamama, per quanto mi riguarda, è stata una “scoperta” arrivata tardi solo per poca curiosità iniziale. È tutto un curry curry di sapori orientali sui quali una volta, sorry ’bout that, ero scettico. Poi, ispirato da internet, ho deciso di provare il Chicken Katsu Curry: il tocco di coriandolo era inevitabile ma determinante. Il Chicken Raisukaree di Serena, piccantissimo, soddisfaceva ogni papilla gustativa adibita al salato e al piccante. Tutto questo esigeva la presenza di una bevanda che spegnesse l’incendio, e non possiamo non suggerire uno dei loro freschissimi juices, come il Clean Green con kiwi, avocado e mela. Uno spettacolo di colori insomma, al quale viene resa dovuta giustizia se si sceglie il loro locale più “strategico”, come il Wagamama di Tower Hill: a pochi metri dalla stazione della metropolitana e la possibilità di scottarsi la lingua vedendo la Torre di Londra e il Tower Bridge allo stesso tempo. 


In tre anni si è anche fatto grande e bello un palazzone di cui non ricordavo, che svetta a nord del fiume. Spunta dagli asfalti di Fenchurch Street, vicino Liverpool Str. station, e sulla sua sommità si sviluppa lo Sky Garden: un insieme di locali a dir poco panoramici dove quasi ti dimentichi di “consumare” tanto è imbandita la tavola per gli occhi. La visita guidata è gratis in questo giardino botanico ad alta quota, basta solo prenotarla online. Per mangiare, anche, si deve riservare un tavolo. A meno che non ci si presenti ben vestiti e in giorni “non di punta” come, nel nostro caso, di lunedì, alle 18.00. Allora l’accesso è libero e si può trovare senza difficoltà anche un tavolino con vista allo Sky Pod, sorseggiando un Manhattan con forse la possibilità di vederla Manhattan, tanto sei in alto.

Ci siamo ripromessi di tornare presto. È una minaccia, Londra.